Lavoro cercasi

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E anche quest’anno l’estate è passata come doveva passare, ovvero lasciando quel senso di libertà non pienamente “sfruttata”. Con l’aggravante che questa era l’ultima occasione di farsi tre mesi di vacanza, e la coscienza che appena si troverà un lavoro le vacanze si ridurranno da 4 mesi l’anno a 2 settimane, se va bene.

Ma questo non è importante. “Ogni tanto bisogna anche lavorare”, come mi ha detto Assy ierisera. No beh, seriamente, se un lavoro piace, sono convinto che si è disposti anche a saltare le ferie e a lavorare anche quando si è in malattia.

E’ quella la difficoltà: trovare un lavoro che piace. Oddio, aspetta. La difficoltà, al mondo d’oggi, si ferma a metà frase. La difficoltà è trovare un lavoro. Poi trovarne uno che piace… mi pare che si rasenti l’impossibilità.

Avevo poche speranze di mio. Adesso, ogni persona che incontro non fa che accrescere le mie paure e infondermi un po’ un senso di rassegnazione, e alimentarmi la vocina che dice “tu non troverai mai un lavoro o, se lo troverai, ne troverai uno idiota”. E anche le prime esperienze dirette mi scoraggiano.

Cristina sta seriamente cercando un lavoro, dato l’assegno familiare ormai ridotto ai minimi termini, e che non può campare sul 50% dei ricavi della messa in vendita su eBay dei motori che trova nella cantina del babbo. Il primo colloquio sembrava andato bene, poi però il classico “le faremo sapere“, a cui è seguito l’altrettanto classico silenzio. Dopo il concorso pubblico, in cui è stata schiacciata da altre 400 persone, che più esperte (e più vecchie) se la sono mangiata a colazione.

So di una persona che è stata assunta come apprendista, con lo stipendio di 200€ mensili (al nero), per tre anni, con la libertà da parte dell’azienda di licenziarti quando vogliono, oppure dopo 3 anni dirti “guarda, sei stata brava, ma non ci sentiamo di assumerti”. Uhm, aspetta. Riorganizziamo le idee: duecento euro al mese, per tre anni, con nessuna sicurezza. Io provo una grande tristezza per questa persona. Perché mi dispiace seriamente: questo si chiama sfruttamento. Ma la capisco: se si vuole lavorare, bisogna sottoscrivere queste condizioni di schiavismo, fare buon viso a cattivissimo gioco e sperare che un giorno quei 200€ diventeranno 1200€. Anzi, le faccio i miei complimenti, perché se a me avessero proposto 200€ mensili gli avrei riso in faccia e gli avrei detto tutto ciò che pensavo. Anche alla decenza c’è un limite.

C’è qualcosa che non va bene nel mondo del lavoro. Non è possibile che tutti quelli che hanno bisogno di lavorare debbano avere dai 25 ai 30 anni, un’esperienza della Madonna e la disponibilità di accettare stipendi da fame. Non so come dovremmo fare, di certo non possiamo tutti lavorare 40 anni nei call-center della TIM a 800€ lordi al mese, andando avanti a contratti a progetto di 3 mesi l’uno, per ritrovarci infine con 15€ di pensione e una famiglia che patisce la fame.

Personalmente non vedo l’ora di iniziare a lavorare. Giuro. Ma ho paura, paura di trovare sfruttamento e ingiustizia. Io non avrei mai la faccia di comportarmi in modo così meschino con nessuno, né che sia il mio datore di lavoro, né che sia un giovane che vorrebbe venire a lavorare sotto le mie dipendenze. Assy mi ha raccontato che, un tempo, al centro del mondo del lavoro, c’era il dipendente, il lavoratore, la persona. Adesso c’è il profitto: tutti abbiamo un costo, tutti rappresentiamo un potenziale ricavo, chissenefrega se hai bisogno di lavorare, se vuoi farti una famiglia.

Siamo un mero mucchietto di denaro. E basta.

È finita… da 100 e lode

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Mi sale un brivido a scrivere questa frase, ma di fatto è la realtà: la mia carriera scolastica è finita.

Ho visto, quasi per sbaglio, le foto del mio primo giorno di scuola. Ero così contento, spensierato. Ero 80 cm più basso ed ero biondo. La cartella mi schiacciava da tanto che era grossa, e le mie spalline facevano un po’ di fatica a tenerla su.

Son passati 14 anni e mezzo da quel giorno, ed essere arrivato alla fine mi sembra davvero qualcosa di irreale. E’ tutto finito Giovedì 28 Giugno, quando ho avuto il colloquio. I complimenti e i sorrisi ricevuti dalle commissarie (tutte donne) mi avevano rassicurato.

Venerdì scorso, alle 22.00, mentre nella palestra della scuola si ballava il liscio, io e Cristina siamo passati a vedere i risultati. Il mio è stato 100 e lode. Cento, e lode. Wow. L’unica persona nella scuola ad averlo preso. Quasi imbarazzante.

Che dire. Non posso scrivere “Beh sì, in fondo me lo sono meritato”, perché suonerebbe come se volessi vantarmi o cosa, e non voglio farlo. Non posso scrivere neanche “Devo ringraziare la prof.ssa Tizia per tutto il suo aiuto”, perché suonerebbe come se non me lo fossi meritato. Certamente è un risultato che non pensavo si potesse realizzare. Ma è un risultato che ha premiato una certa filosofia, un po’ singolare, forse, purtroppo.

La mia filosofia, quella di fare quello che c’era da fare, evitando i comportamenti preferiti degli studenti. Impararsi le cose a mente senza usare il cervello, leccare i piedi, strafare o non fare un tubo, angosciarsi fino alla paranoia, illudersi o deprimersi. Niente di tutto questo. Sono stato semplicemente me stesso. Non mi sono uniformato ai comportamenti standard. Ho studiato, ho fatto il mio… e direi che è stato un successo.

I compagni? Alcuni di loro si sono dimostrati talmente invidiosi e ossessionati dalla competizione l’uno con l’altro, che sembrano rimasti ai tempi della quinta elementare, dove si faceva a gara a chi pigliava il voto più alto. I professori? Vittime, più o meno innocenti, di un sistema che non riesce a valorizzare lo studente, ma lo sottopone a regole inflessibili che non si adattano alla sua maturità (quando c’è) e alla sua crescita culturale. Tutto il resto è una storia di disorganizzazione, di vecchiume, di un sistema che vive fuori da quella che è la realtà delle cose.

A me mancheranno i temi di italiano, forse. Mi mancherà qualche professore, mela sana in un cesto di mele marce. Mi mancherà qualche compagno, quelli che hanno il sale in zucca. Il resto sono felice di essermelo lasciato alle spalle, sperando che il futuro mi regali qualche soddisfazione in più.

Ehi! Se sei un mio compagno di classe e ti senti deluso da quello che ho scritto, fermati un minuto e rifletti: sei sicuro di avere ragione di offenderti? Potresti essere, in realtà, tra quelle persone che in realtà sono state preziose durante questi anni di scuola (e ce ne sono, eccome…). Insomma: chi non si è mai creato problemi con me (perché io problemi con gli altri non me ne sono mai creati), sappia che quello ho scritto non lo riguarda.

Emotions #002

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Come promesso, ecco registrazione e cuesheet dell’episodio di Martedì 1 Maggio 2007 di Emotions, lo show radiofonico trance di Amedeo Gaspari, in arte Amex.

* ATTENZIONE * Per onestà, devo precisare che questo cuesheet è venuto… ehm, peggio del solito. Questo perché lo realizzai in un momento di fretta e di confusione pre-esami e non potevo passare molto tempo a pensare a queste cose. Escluderei una sua riscrittura, visto che ormai il set è vecchio. Se qualcuno vuol divertirsi ad aggiustarlo, mi contatti e sarò ben felice di sostituire questo CUE con il suo.

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AmexTracklist:
1. Jes – One Moon Circling
2. Cerf & Mitiska feat. Jaren – Light the Skies (Retrobyte Classic Electrobounce Mix)
3. Deep Skies – Little Bird (Mike Koglin Remix)
4. Elevation – Blinding Truth
5. Enmass – CQ (2007 Randy Boyer vs Kristina Sky Remix)
6. Ian Carey – Wake Up (Gala Remix)
7. Amex vs Saint Rush – Distant Worlds
8. Ferry Corsten – Beautiful (Re:locate Remix)
9. Amex – Spirals
10. Amex – Back In The Sun (Saint Rush Remix)
11. Kyau vs Albert – Always a Fool

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Cuesheet:

DOWNLOAD Amex – Emotions 002

Emotions #001

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Ho avuto il piacere di assistere al primo episodio del nuovo show radiofonico dell’amico Amex.

Emotions va in onda, dallo scorso 3 Aprile, ogni primo Martedì del mese dalle 18.00 alle 19.00 (ora italiana) su AfterHours.fm.

Il suo debutto è stato accolto con soddisfazione sul forum di AfterHours… e anche da me!

Amedeo è stato ben felice di darmi il suo consenso e pubblicare il suo mix… e quindi eccolo qui, accompagnato dal rispettivo cuesheet.

Amex

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Tracklist:
1. Kyau vs. Albert – Always A Fool
2. Parker & Hanson – It’s Not Too Late (Vocal Mix)
3. Frek Geuze pres. Gues – A Sonnet (Redshift Remix)
4. Solarscape – Coming Down (Ishido Remix)
5. ID – ID
6. ID – ID
7. Jamaster A – Bells of Tiananmen (Airbase Remix)
8. Carl B – Cursed
9. Duderstadt – Smile (Alex M.O.R.P.H. Dub Remix)
10. Airbase – Medusa

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Download del set:

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Cuesheet:

Una brutta storia di VNC

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Siccome le lezioni a scuola sono particolarmente interessanti, un paio di settimane fa una fava si è divertita ad andare su un sito porno (o più probabilmente di loghi e suonerie) ed ha tirato giù un dialer.

Né il potentissimo antivirus che protegge la nostra rete né l’altrettanto potente firewall (entrambi Norton) hanno potuto niente contro di questo, così il tutto si è trasformato in una mega-infezione di massa che ha contagiato (sembra) tutti i computer della scuola.

I tecnici così sono stati costretti a smettere di leggere Il Tirreno e darsi da fare per ripulire i computer uno per uno. Un lavoraccio, lo riconosco.

Da quel giorno si è stabilito un regime dittatoriale, nel quale per andare su Internet bisogna chiedere il “permesso” mentre i tecnici hanno mano libera per spiare continuamente gli studenti, utilizzando quel dannato RealVNC.

Tralasciando l’impatto che ha quel programma sui nostri Pentium III 1GHz con 128Mb di RAM, con Windows 2000 e due programmi Symantec aperti, viene da chiedersi QUANDO e QUANTO possano questi tecnici permettersi di spiare a destra e a manca. Mai sentito parlare di privacy?

A dirla tutta mi sembra una vergogna che delle persone vengano pagate per spiare la gente con VNC (dato che vengono spiati anche 6-7 computer per volta, una cosa che non sarebbe possibile gestire se chi la compie non facesse esclusivamente quello).

Oltretutto i tecnici non si fanno scrupoli nel caso di immissione di dati personali o sensibili (ricorderete quando videro il numero della mia carta di credito): leggono form, password in chiaro, caselle di posta elettronica, cronologie e quant’altro. Anzi, l’eccessiva lentezza dei computer mi spinge a pensare a volte alla presenza di un keylogger.

Così oggi, mentre stavo lavorando ad un prontuario HTML/CSS da utilizzare alle lezioni di informatica, mi trovo il computer invaso da un tecnico che mi chiude tutte le finestre e si mette a fare una ricerca su Google per testare il sistema di bloccaggio di parole chiave (sì, c’è anche quello).

Quell’icona di VNC è rimasta “nera” fino alla fine dell’ora. Intanto negli altri computer vedevo che i miei compagni di classe – dimostrando ancora una volta una spiccata intelligenza – si erano fatti spiare mentre navigavano su alcuni siti da me suggeriti, e che adesso erano finiti bloccati.

Fortuna che tra tre mesi sono fuori da questo ambiente bambinesco. Si spera, dopo, di essere trattato come un adulto.

 

Qualcuno che mi stava spiando

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