Windows Live Messenger 8.5 senza Windows Live Installer

36

Ora disponibile anche Windows Live Messenger 2009 / 14.0 senza Installer!

Dalla versione 8.5, Mamma Microsoft pretende che tutti i suoi applicativi “Live” (e perciò anche il vecchio, caro e un tempo “puro” Messenger) siano installati attraverso una piccola odiosa applicazione denominata “Windows Live Installer”.

La suddetta applicazione non è nient’altro che un downloader di pacchetti Microsoft Installer. L’utente sceglie cosa vuole, il programma scarica e poi il tutto viene installato in modalità “silent”, in modo che l’utente non s’accorga di nulla. Wow, entusiasmante!

Purtroppo questa applicazione, che saprebbe scrivere anche un bimbetto di 12 anni con il suo Visual Basic 6 craccato, rispetta tutti i capisaldi del modo Microsoft di intendere il software: messaggi di errore che non dicono niente, errori della serie “riprova più tardi”, e in generale una situazione di enorme complessità per fare qualcosa di estremamente semplice.

Dopo un pomeriggio passato a imprecare per un errore che recitava più o meno “Mi spiace ma adesso non mi va di scaricare 15 Mb e installarteli, riprova tra un po’ di tempo“, mi sono seriamente stufato ed ho trovato il modo di scaricare Windows Live Messenger senza dover passare da Windows Live Installer.

I frutti del mio lavoro sono qui sotto: a voi il programma di installazione di Windows Live Messenger 8.5, senza Live Installer. Scaricatelo e installatevi Messenger in piena tranquillità.

Windows Live Messenger 8.5 (16,5 Mb)

Il suddetto file installerà nel vostro sistema Windows Live Messenger versione 2008, build 8.5.1302.1018. Funziona sia sotto Windows XP che Windows Vista e, ovviamente, è in italiano.

Windows Live Messenger

Schermate blu con cmudaxp.sys

0

Ieri è arrivata – dopo qualche disavventura col corriere – la mia nuova scheda audio: una Asus Xonar D2X. Dopo l’acquisto dei Bose Companion 3 v2, era l’ora di abbandonare il comunissimo chip integrato Realtek HD e dotarsi una scheda separata, in modo da poter avere un maggior controllo delle impostazioni audio e di sgravare dalla CPU l’elaborazione dell’audio.

xonar_d2x_cmudaxp.pngPer riferimenti tecnici sulla Xonar D2X (e per vedere come essa stracci una scheda basata su chipset Creative) vi rimando alla recensione di Elite Bastards. Quello di cui vi voglio scrivere è come ho risolto un problema che mi ha fatto sudare freddo: in pratica, tutte le volte che tentavo di guardare un qualsiasi filmato con l’audio, il computer si bloccava con una schermata blu. Il problema risiedeva nel file cmudaxp.sys che, manco a dirlo, è parte dei drivers della scheda audio (ebbene sì, utilizza chip C-Media…).

Dato che su Internet si leggono decine di persone con problemi identici, tutti legati a questo maledetto file cmudaxp.sys, vi descrivo ciò che ho fatto per uscire da questa situazione.

  1. Disinstallare i drivers della vostra scheda audio attuale (che sia la D2X o qualsiasi altra scheda con chip C-Media è lo stesso);
  2. Disinstallare (se non si ha già provveduto) i drivers della scheda audio utilizzata precedentemente. Nel mio caso ho disinstallato i drivers Realtek;
  3. Disinstallare tutti i codec e/o i codec pack installati sul vostro sistema, utilizzando il relativo programma di disinstallazione;
  4. Riavviare il computer;
  5. Entrare nel BIOS della vostra scheda madre e disattivare l’audio integrato (solitamente è nella sezione “Integrated peripherials”, “Onboard devices” et similia). Ovviamente, salvare e uscire;
  6. Assicuriamoci di non avere il CD d’installazione della scheda audio nella nostra unità ottica;
  7. Se tutto va bene, appena Windows partirà, cercherà invano i drivers della scheda audio: nel passo precedente abbiamo tolto il CD dei drivers perché altrimenti Windows avrebbe automaticamente trovato quelli memorizzati su quel supporto, ma non è questo che vogliamo. Diciamogli pure di “Non richiedere l’installazione dell’hardware” e ignoriamo i messaggi di errore;
  8. Eseguire una pulizia accurata del registro di sistema utilizzando un’utility apposita. Personalmente ho usato una trial version di Registry 1st Aid, ma probabilmente molti altri tools gratuiti sono in grado di fare la stessa cosa;
  9. Eseguire una pulizia dei componenti drivers rimasti nel sistema utilizzando Driver Cleaner (non sono a conoscenza di alternative gratuite a questo programma, ma per 9.99$ penso che tutti possano farci un pensierino). In pratica, in questo programma si fa carico di rimuovere completamente – nel senso che non ve ne rimanga nessuna traccia – i drivers che gli indichiamo di togliere. Nel mio caso ho selezionato la voce “Realtek Audio”;
  10. Riavviare;
  11. Procedere all’installazione dei drivers della scheda audio: possibilmente preferite drivers affidabili, come quelli distribuiti nella confezione della vostra scheda, oppure quelli più aggiornati ma in versione rigorosamente stable. Eviterei i drivers ancora in versione beta;
  12. Procedere alla reinstallazione dei codec o dei codec pack che abbiamo rimosso all’inizio di questa procedura.

Fatto questo, non vi rimane che incrociare le dita e sperare che il problema sia risolto. Per me è stato così.

In rete leggo che l’unica alternativa a questi dodici passaggi è la formattazione. Io mi trovo su un computer formattato da nemmeno dieci giorni e, in tutta franchezza, ierisera non mi andava di formattare di nuovo.

In bocca al lupo e buon divertimento con la vostra nuova scheda. Se anche voi avete scelto una D2X, non temete: i sacrifici che avete fatto per farla funzionare saranno appagati da un suono veramente limpido.

Note di redazione: con questo post inauguro l’aggiornamento a WordPress 2.5.1 (nel caso non aveste ancora provveduto ad aggiornare il vostro blog, correte ai ripari perché c’è molto allarmismo su un problema di sicurezza delle versioni precedenti) e il trasferimento del dominio presso un nuovo hoster. Hoster probabilmente sovradimensionato per le mie esigenze, ma non ne potevo più del vecchio. Sto inoltre attendendo impaziente l’attivazione di un’ulteriore chicca, una cosa terribilmente geek

Tornate a dare un’occhiata nei prossimi giorni!

Piedi 5 semi lucido

2

Questa mia assenza di quasi 6 mesi è giustificata dal semplice fatto che ho trovato lavoro. E’ stato puramente per caso, mi chiamò a casa uno studio commercialistico incaricato da un’azienda di fare la selezione di un nuovo impiegato da assumere presso di loro. Così mi presentai, più per accompagnare Cristina che per la convinzione che prendessero me. Durante il colloquio puntai sulle mie conoscenze nel campo informatico: così mi venne detto che sarei entrato in una ditta impegnata nella trasposizione degli archivi da cartaceo a informatico, ma che il lavoro “principale” sarebbe stato quello di seguirne il processo di produzione. Oddio, il colloquio assunse un po’ l’aspetto di un appuntamento al buio: non un accenno al tipo di ditta, al settore dove essa operava, nessun accenno alla retribuzione, al contratto, alle varie condizioni.

Fui ascoltato dopo Cristina, che era già al quinto-sesto colloquio, e quindi si dimostrò spigliata e a conoscenza dei punti dove “tastare”. Lei uscì molto contenta, perché chi fece l’audizione le disse che si sarebbero risentiti sicuramente. Al termine del mio interrogatorio trovai sull’uscio una ragazza più grande, scosciata e scollata, che mi fece pensare che anche lei mi avrebbe fatto buona concorrenza… Tornai a casa, un po’ rassegnato, ma non deluso.

Continuai a cercare lavoro nel campo dell’informatica: stavo cercando lavoro in un negozio di computer. Molti negozi mi risposero picche, altri mi proposero contratti poco vantaggiosi, altri ancora mi promisero di richiamarmi in periodi di più alto lavoro (ma non lo fecero mai…). Ironia della sorte, dopo 15 giorni mi arrivò una chiamata sul cellulare: era quello studio, e mi dicevano che avevano scelto proprio me… Non so se per il mio 100 e lode o per la mia “sincerità” dimostrata durante il colloquio (non mancai, infatti, di far presente che la mia esperienza con la contabilità fuori da scuola era pari a zero), fattostà che mi portarono in una grande ditta di salotti della vicina Quarrata, con la promessa di farmi sapere – entro 15 giorni – se mi avessero assunto o meno in via definitiva.

Ed eccomi qua: dopo aver fatto quasi un mese di gavetta, mi hanno assunto come apprendista impiegato con contratto a tempo determinato di 45 mesi. Ricordo ancora – e me ne ricorderò sempre – una delle prime frasi che mi vennero rivolte appena entrato in azienda. Recitava così: “Il tuo lavoro è semplice, ma complesso.“. All’inizio mi sembrò un ossimoro: un lavoro semplice non può essere complesso, e viceversa. Ma, a mano a mano che i giorni passarono, capii quanto in realtà era vera questa affermazione.

Il mio lavoro è infatti quello di seguire la linea produttiva dell’azienda: creare ordini, controllare i fornitori, assicurarsi che tutto torni e che venga spedito nel posto giusto. Questo si traduce in stampare i cartellini di produzione di tutti i divani ogni settimana, controllare i documenti di trasporto, fare i dovuti aggiornamenti agli ordini, sollecitare quanto ordinato e intrattenere relazioni con fornitori e terzisti (cinesi).

Detto così sembra un lavoro semplice, di quelli che bastano 3 giorni di lavoro la settimana: la realtà è ben diversa. Non riesco a rendere a parole la quantità di lavoro che mi ritrovo a fare, da solo, in un’azienda di queste dimensioni. Soprattutto, ci sono mille dettagli e mille sfaccettature da conoscere, oppure proprio su cui studiare per cercare di rendere il carrozzone più snello e veloce, senza perderci di qualità. Ecco, questo è complesso.

Io ho preso il posto di una ragazza andata in maternità, che mi ha fatto da insegnante fino a fine dicembre. Da Gennaio ho preso il suo “pesante” incarico di gestire la produzione di questa azienda. Badate bene, dico “pesante” non perché sia noioso: “pesante” per le responsabilità che ho. E’ anche per questo che io devo controllare e ricontrollare il mio lavoro, accertarmi di avere sempre un foglio che giustifichi quello che ho fatto e che mi tuteli in caso di controversie.

Ma questo, in fondo in fondo, non è un grosso male. Quale miglior modo per lavorare bene, se non sentirsi delle responsabilità addosso? C’è da ritenersi, anzi, fortunati ad aver trovato un incarico del genere al mio primo tentativo: c’è chi lavora 8 ore al giorno per 200 euro al mese, e non fa altro che imbustare lettere dalla mattina alla sera.

Fin’ora di errori ne ho fatti, e ne faccio tutt’ora. Vuoi per inesperienza, vuoi perché in un mese ho imparato da zero un lavoro che la mia collega incinta aveva praticamente creato in undici anni, ed è matematico che lei non mi abbia spiegato qualcosa o che io l’abbia capito male. E’ brutto quando ci si accorge di aver sbagliato, ed è ancor più brutto se, nonostante tutte le volte tu ti copra il capo di cenere, non appena volti le spalle senti dire giudizi negativi e affrettati sul tuo operato. Magari solo perché i tuoi colleghi non conoscono il tuo lavoro, o perché conoscono solo il lato “semplice” e non quello “complesso”.

Ma, ripeto, alla fine posso considerarmi fortunato. Sono arrivati i miei primi stipendi, ed il fatto di poter avere un po’ di soldini per i miei progetti attuali (AmpleTech in testa, anche se ho poco tempo per starci dietro) e per quelli futuri, indipendentemente da quali essi saranno, mi fa sentire meno inutile.

FlashGet calls home

1

FlashGet è uno dei più famosi download manager sul mercato, che vanta una storia di ormai dieci anni (io lo uso da almeno 6).

Durante questi dieci anni non è stato esente da critiche e sospetti, in quanto le prime versioni contenevano diversi spyware, tra cui Cydoor, che potevano essere rimossi solo acquistando il software. E così è stato per almeno 7-8 anni, anni segnati dalla sostanziale assenza di nuove versioni del software.

Negli ultimi tempi è ripreso lo sviluppo e FlashGet è diventato gratuito. Gratuito e 100% spyware-free, almeno così dice il sito. Ma evidentemente questa “assenza” è stata sopperita in altro modo: qualche giorno fa stavo spippolando nel mio firewall ed ho notato che FlashGet esegue una marea di connessioni a siti sconosciuti.

Questa è una lista parziale:

es1.zcominc.com (il flusso di dati con questo sito è continuo)
dl.flashget.com (per aggiornamenti del software?)
bbs.flashget.com (per aggiornamenti del software?)
stat.flashget.com (per statistiche del programma?)
s2.flashget.com:28221
80.239.200.101-2-4-6-7-8-9-11:3004 (servers su carrier Telia)
72.51.37.237:8899
66.199.250.170:8911
80.252.110.146:4661
219.239.90.172:28221
62.241.53.2-4-14-15-16-17:4246
222.186.190.39:4073

Questi tentativi di connessione sono stati loggati mentre FlashGet era aperto, senza alcun download in esecuzione. Il flusso di dati è minimo: la velocità di upload è nell’ordine dei bps, quindi è praticamente impercettibile per l’utente. Non si sa cosa FlashGet invii a questi indirizzi: si può dare libero spazio alla fantasia per tentare di capire cosa i programmatori del software cinese vadano carpendo.

Suggerisco di abbandonare questo software. Personalmente sono migrato ad Orbit Downloader, che non ha di questi problemi ed ha interfaccia e funzioni simili a quelle di FlashGet.

Lavoro creasi?

2

Sabato ho iniziato ad attuare il piano B. Che sarebbe iniziare a informarsi seriamente per aprire qualcosa in proprio. Sì, peccherò di troppa intraprendenza, ma se permettete mi stuzzica più aprire per conto mio, pur di non finire a lavorare in un call-center tre mesi sì e tre mesi no.

Così me ne sono andato dal commercialista, gli ho detto che genere di attività mi piacerebbe aprire (un negozietto di computer) e devo dire che mi ha parzialmente smontato. Non mi aspettavo certo dee bendate che ti regalano i locali, ti fanno mutui gratis e non ti fanno pagare le tasse. Ma mi aspettavo una situazione più rosea.

Primo: se voglio sia riparare computer che venderli, allora devo avere due attività. Una ditta artigiana, per ripararli, e una commerciale per la vendita. Questa non me l’aspettavo, anche perché in tutta la mia vita ricordo un solo negozio che fattura con due ditte diverse a seconda di riparazione o vendita. Inutile dire che con due ditte si raddoppiano tutte le spese, tutte le imposte e tutti i balzelli più o meno gravosi. E la ditta commerciale costa anche di più.

Secondo: nel caso scegliessi la ditta artigiana, il mio fatturato derivante delle vendite commerciali non può superare il 30%. Che significa? Significa che, se fatturassi 10.000€ annui, non posso avere più di 3.000€ di fatturato proveniente dalla vendita di pezzi di computer. Questo problema mi tocca di meno, personalmente mi diverto molto di più a riparlarli i computer che a venderli. Però, nell’ipotesi, dovrei vivere con il costante terrore di superare quella deadline del 30% che mi inguaierebbe l’attività.

Terzo (e questo è il punto che mi ha più distrutto i sogni): gli studi di settore partono dal secondo anno di attività. Il che vuol dire che io, già un anno dopo aver aperto la mia ditta, dovrei rientrare nei canoni impossibili stabiliti dal Ministero delle Finanze, che mi dicono quanto devo fatturare a seconda di quanto è grande il negozio, quanti dipendenti ho, quanti computer ho…

“Con l’aggiornamento di Aprile scorso è impossibile rientrare perfettamente negli studi per tutti i nostri clienti” – mi ha detto il commercialista. “Nemmeno le ditte avviate da 20 anni ci rientrano più, di qualsiasi settore esse siano, qualsiasi produzione esse facciano”.

Se non ci rientrano le società vecchie 20 anni, mi piacerebbe sapere come potrei rientrarci io dopo due anni. Io non capisco davvero l’utilità di questi studi di settore. Se fossero giusti li capirei, sarebbero un’ottima arma di controllo fiscale. Ma sballati in questo modo a cosa servono? Alla fine sei costretto a pagare più di quanto dovresti pagare, per non rischiare di trovarti in mezzo ad un contenzioso con l’Agenzia delle Entrate. Diventa una specie di tassa, che paghi, stando zitto, per evitare di perdere giornate di lavoro in uffici statali.

E non è finita qui. Gli studi di settore, prima dell’aggiornamento di Aprile 2007, non toccavano le nuove imprese fino al quinto anno di età. Sì, col governo Berlusconi nessuno sarebbe venuto a rompermi le scatole con queste verifiche fino al 2011. Adesso invece – col governo di Sinistra – dopo due anni avrei già il fiato del Fisco sul collo.

Almeno il governo precedente fu coerente: fece tante di quelle leggi a svantaggio dei lavoratori da non ricordarne nemmeno più il numero, ma almeno aiutava i neoimprenditori. Ora, con questo governo, col PCI e il PRC al potere, la Legge Biagi c’è ancora e si sono ridotti i vantaggi per i neoimprenditori. In pratica, uno si trova svantaggiato sia da una parte che dall’altra.

Quarto: non esistono aiuti finanziari da parte di nessuno. Gli unici aiuti sarebbero quelli da parte della Comunità Europea, che concede capitale una parte in prestito e una parte a fondo perduto. Ma prendendoli si è ancora più soggetti a verifiche fiscali. E poi si dice tanto di voler favorire il giovane imprenditore…

Sono uscito dall’ufficio demoralizzato. In televisione tutti tirano fuori i loro sorrisi, dicendo che si liberalizza, che si aiuta… Ma nel concreto non c’è quasi nulla.

Come si deve fare, insomma, per lavorare decentemente in Italia? Il lavoratore dipendente è sfruttato e malpagato, mentre l’imprenditore ha il fiato del Fisco sul collo.

Ecco la soluzione: dovremmo tutti lavorare alla Camera e in Senato. 15.000€ netti al mese per riscaldare una poltrona, se e quando se ne ha voglia. E c’è pure il cinema gratis.

Torna all'inizio