Momento di debolezza, un mese dopo
Oggi stavo riguardando i regali che avevamo fatto alla mamma a Natale. Spostandoli, ho trovato una lettera con un pensiero scritto da mia sorella, che non avevo visto fino ad oggi. Recitava così: “Questo è un fiore di camelia. Nel linguaggio dei fiori, la camelia vuol dire speranza. La speranza che tu guarisca presto e che tu possa tornare a festeggiare il Natale con noi”.
Dopo pochi giorni dall’aver letto quel pensiero, mia madre se ne sarebbe andata per sempre. Nessun altro Natale, nessun altro pranzo, cena, vacanza, o qualsiasi altra occasione per stare insieme. Non c’è più Lei, la sua voce, la sua presenza, i suoi discorsi rassicuranti, le sue ricette, la sua televisione alta, il suo piatto quando si apparecchia.
Mio babbo definisce “disastro” quello che è successo. Di tutti i termini che ho sentito, questo è quello che calza di più. Hai tanti pensieri per la tua famiglia. Perché anche se loro si sforzano di non farlo notare, vedi che la loro vita è così cambiata. Ti rendi conto che fanno esattamente come fai te: stanno zitti, fingono di essere sereni, ma dentro soffrono. Vorrebbero un aiuto, hanno bisogno di un aiuto, ma non sanno nemmeno loro quale aiuto possa fare al caso loro. Perché quello che provi è così strano, inconcepibile, inaspettato e triste che ti senti impotente.
Dopo un mese non c’è più il dolore. C’è la rabbia. Rabbia, perché ti accorgi di quanto sia ingiusto ciò che è successo. Rabbia perché pensi a tutto il male che ha dovuto patire una persona stupenda, che non aveva mai fatto del male a nessuno, e per tutto il tempo che ha dovuto sopportare questo male. Rabbia perché sembra che la persona che ti ha lasciato sembra sempre quella che se lo meritava di meno. Vorresti prendere a cazzotti e a pugni e a calci e a insulti il responsabile di tutto questo, ma non sai chi è, e non puoi fargli niente.
Quindi pensi a tutti i rimpianti, ti salgono in testa tutti i discorsi che non servono a niente, se non a farti del male, a tirarti delle coltellate per cose passate, su cui non hai controllo, e che adesso vedi in maniera distorta. Pensi che due mesi fa eri tranquillo e spensierato nel tuo mondo, a farti la tua vacanzina sul lago, e ti chiedi come hai fatto a non avere sentori di quello che stava succedendo. Ti viene da mangiarti le mani per non aver fatto “di più” (“di più” cosa? non lo sai, solo “di più”), e non solo due mesi fa, ma in tutti quei 6 anni in cui adesso ti sembra di non aver fatto niente. No, anzi: per tutta la vita, anche quando stava bene. Ricordi tutti i litigi e tutte le discussioni che hai avuto con Lei e ti viene da prenderti a schiaffi.
Gratti via il bianchetto che copre le scritte dal suo diario segreto e scopri cose che, se le avessi sapute, pensi che avresti potuto dare di più per farla stare tranquilla e per renderla più felice. Apri il suo portafoglio e trovi tutte le foto di te e della tua famiglia che si portava con sé, e che, sei sicuro, guardava nei momenti in cui stava peggio. Cerchi per notti intere la password del documento Word dove ha scritto le sue memorie. I posti, gli oggetti, le persone, i modi di fare ti ricordano Lei, sempre Lei.
Poi ti fermi. Cerchi di non pensarci, di farti forza, di convincerti che ora ha smesso di soffrire: partono tutti gli stratagemmi del tuo subconscio per farti stare meglio. In realtà la mamma non te la renderà mai nessuno, e avrai questi e molti altri momenti di debolezza per tutta la vita. Quando ti sposerai e Lei non ci sarà, quando avrai un figlio e Lei non potrà prendere in braccio il nipotino, quando farai carriera e Lei non potrà essere fiera dei successi di suo figlio.
Ce la farai a stare senza di Lei?

Caro fratello, ho visto solo adesso questo articolo, probabilmente l’avessi visto un annof a nons arei arrivato ai primi cinque righi..
Come tu faccia ad aver avuto la forza di scrivere queste cose non ne ho idea, testimoniano appieno la tua forza d’animo; sappi che non c’è frase da te scritta alla quale ero già giunto io; perchè dobbiamo soffrire così, perchè mamma ha dovuto soffrire dato che come hai detto te era la persona più bella di questo mondo? Perchè qualcuno o qualcosa dovrebbe volere una cosa del genere?
Io credo tu abbia capito come ho reagito: cerco di pensarci il meno possibile, non giungerò mai a una soluzione (e credo che non riuscire a trovare scappatoie o soluzioni che hanno caratterizzato la mia vita sino ad un anno fa) e quindi penso che la cosa più “salutare” (ma probabilmente non la più giusta) è evitare il più possibile di riflettere.
Credo tu sappia anche che sono così tanto attaccato a quella musica così “chiassosa” e “violenta” come potresti definirla te è anche per trovare del cinico nelle mie riflessioni, per non pensare a niente, per mandare tutto a quel paese e fregarsene; per sfogare il mio odio, che non sapendo a chi attribuirlo lo sfogo a squarciagola contro il mondo intero. I sogni mi tormentano, probabilmente proprio per questa mia incapacità di mettere una pietra sopra alla questione, forse non l’ho ancora accettato del tutto.
Purtroppo la notte, quando non c’è altro che silenzio e oscurità quei pensieri tornano, più angosciosi e pieni di tormento che mai e il dolore è insostenibile..
“Pietro ma perchè devi fare così tardi la notte?” – “La devi far finita di fare le due tutte le notti.” – “Mi spieghi cosa ci fai fino alle due alzato?”
Non so come faccio tutte le volte da un anno a non rispondere “Prova te ad addormentarti con certi pensieri; prova a dormire con il rimorso di 16 anni non sfruttati al massimo (e poi, non esisterebbe mai un massino) accanto a una persona così speciale e che nessuno ti renderà”.
La mia vita un anno fa è cambiata; lo vedo ogni giorno.. Le abitudini, il modo di pensare, come mi rapporto con altre persone.. Non so se sia il termine giusto, ma credo che un anno fa sono diventato adulto, o per lo meno qualcosa che ci si avvicini.. Basta furbate, basta scappatoie, basta bambinate e accatastare problemi.. un anno fa ho appreso una importante lezione sulla vita.. Ovvero che è inutile accatastare, spostare di lato oppure far finta che i problemi non esistono; i problemi vanno affrontati, il prima possibile, se non si vuole che si ingigantiscano nell’ombra per poi tornare dal niente e schiacciarti..
Ormai qualunque cosa faccia, qualunque cosa pensi, è condizionata da cosa è accaduto quel giorno, e credo che fino alla fine dei miei giorni le cose non cambieranno.
Credo che mamma quando se n’è andata abbia lasciato una parte di sè a tutti noi che le abbiamo voluto bene davvero; sono contento di ciò che mi è toccato, ora so a chi assomiglio quando prendo i problemi di petto e gli risolvo a viso truce, senza pietà.
Dato che non soporto quando la gente fa tutte quelle “citazioni” sulla mamma, spero che a te non diano così noia, altrimenti con questo post t’avrò fatto un male atroce.
Beh, non dimenticarti mai che tuo fratello c’è, per qualsiasi cosa.