Archivio di marzo, 2008
Piedi 5 semi lucido
2Questa mia assenza di quasi 6 mesi è giustificata dal semplice fatto che ho trovato lavoro. E’ stato puramente per caso, mi chiamò a casa uno studio commercialistico incaricato da un’azienda di fare la selezione di un nuovo impiegato da assumere presso di loro. Così mi presentai, più per accompagnare Cristina che per la convinzione che prendessero me. Durante il colloquio puntai sulle mie conoscenze nel campo informatico: così mi venne detto che sarei entrato in una ditta impegnata nella trasposizione degli archivi da cartaceo a informatico, ma che il lavoro “principale” sarebbe stato quello di seguirne il processo di produzione. Oddio, il colloquio assunse un po’ l’aspetto di un appuntamento al buio: non un accenno al tipo di ditta, al settore dove essa operava, nessun accenno alla retribuzione, al contratto, alle varie condizioni.
Fui ascoltato dopo Cristina, che era già al quinto-sesto colloquio, e quindi si dimostrò spigliata e a conoscenza dei punti dove “tastare”. Lei uscì molto contenta, perché chi fece l’audizione le disse che si sarebbero risentiti sicuramente. Al termine del mio interrogatorio trovai sull’uscio una ragazza più grande, scosciata e scollata, che mi fece pensare che anche lei mi avrebbe fatto buona concorrenza… Tornai a casa, un po’ rassegnato, ma non deluso.
Continuai a cercare lavoro nel campo dell’informatica: stavo cercando lavoro in un negozio di computer. Molti negozi mi risposero picche, altri mi proposero contratti poco vantaggiosi, altri ancora mi promisero di richiamarmi in periodi di più alto lavoro (ma non lo fecero mai…). Ironia della sorte, dopo 15 giorni mi arrivò una chiamata sul cellulare: era quello studio, e mi dicevano che avevano scelto proprio me… Non so se per il mio 100 e lode o per la mia “sincerità” dimostrata durante il colloquio (non mancai, infatti, di far presente che la mia esperienza con la contabilità fuori da scuola era pari a zero), fattostà che mi portarono in una grande ditta di salotti della vicina Quarrata, con la promessa di farmi sapere – entro 15 giorni – se mi avessero assunto o meno in via definitiva.
Ed eccomi qua: dopo aver fatto quasi un mese di gavetta, mi hanno assunto come apprendista impiegato con contratto a tempo determinato di 45 mesi. Ricordo ancora – e me ne ricorderò sempre – una delle prime frasi che mi vennero rivolte appena entrato in azienda. Recitava così: “Il tuo lavoro è semplice, ma complesso.“. All’inizio mi sembrò un ossimoro: un lavoro semplice non può essere complesso, e viceversa. Ma, a mano a mano che i giorni passarono, capii quanto in realtà era vera questa affermazione.
Il mio lavoro è infatti quello di seguire la linea produttiva dell’azienda: creare ordini, controllare i fornitori, assicurarsi che tutto torni e che venga spedito nel posto giusto. Questo si traduce in stampare i cartellini di produzione di tutti i divani ogni settimana, controllare i documenti di trasporto, fare i dovuti aggiornamenti agli ordini, sollecitare quanto ordinato e intrattenere relazioni con fornitori e terzisti (cinesi).
Detto così sembra un lavoro semplice, di quelli che bastano 3 giorni di lavoro la settimana: la realtà è ben diversa. Non riesco a rendere a parole la quantità di lavoro che mi ritrovo a fare, da solo, in un’azienda di queste dimensioni. Soprattutto, ci sono mille dettagli e mille sfaccettature da conoscere, oppure proprio su cui studiare per cercare di rendere il carrozzone più snello e veloce, senza perderci di qualità. Ecco, questo è complesso.
Io ho preso il posto di una ragazza andata in maternità, che mi ha fatto da insegnante fino a fine dicembre. Da Gennaio ho preso il suo “pesante” incarico di gestire la produzione di questa azienda. Badate bene, dico “pesante” non perché sia noioso: “pesante” per le responsabilità che ho. E’ anche per questo che io devo controllare e ricontrollare il mio lavoro, accertarmi di avere sempre un foglio che giustifichi quello che ho fatto e che mi tuteli in caso di controversie.
Ma questo, in fondo in fondo, non è un grosso male. Quale miglior modo per lavorare bene, se non sentirsi delle responsabilità addosso? C’è da ritenersi, anzi, fortunati ad aver trovato un incarico del genere al mio primo tentativo: c’è chi lavora 8 ore al giorno per 200 euro al mese, e non fa altro che imbustare lettere dalla mattina alla sera.
Fin’ora di errori ne ho fatti, e ne faccio tutt’ora. Vuoi per inesperienza, vuoi perché in un mese ho imparato da zero un lavoro che la mia collega incinta aveva praticamente creato in undici anni, ed è matematico che lei non mi abbia spiegato qualcosa o che io l’abbia capito male. E’ brutto quando ci si accorge di aver sbagliato, ed è ancor più brutto se, nonostante tutte le volte tu ti copra il capo di cenere, non appena volti le spalle senti dire giudizi negativi e affrettati sul tuo operato. Magari solo perché i tuoi colleghi non conoscono il tuo lavoro, o perché conoscono solo il lato “semplice” e non quello “complesso”.
Ma, ripeto, alla fine posso considerarmi fortunato. Sono arrivati i miei primi stipendi, ed il fatto di poter avere un po’ di soldini per i miei progetti attuali (AmpleTech in testa, anche se ho poco tempo per starci dietro) e per quelli futuri, indipendentemente da quali essi saranno, mi fa sentire meno inutile.
