Una brutta storia di VNC
Siccome le lezioni a scuola sono particolarmente interessanti, un paio di settimane fa una fava si è divertita ad andare su un sito porno (o più probabilmente di loghi e suonerie) ed ha tirato giù un dialer.
Né il potentissimo antivirus che protegge la nostra rete né l’altrettanto potente firewall (entrambi Norton) hanno potuto niente contro di questo, così il tutto si è trasformato in una mega-infezione di massa che ha contagiato (sembra) tutti i computer della scuola.
I tecnici così sono stati costretti a smettere di leggere Il Tirreno e darsi da fare per ripulire i computer uno per uno. Un lavoraccio, lo riconosco.
Da quel giorno si è stabilito un regime dittatoriale, nel quale per andare su Internet bisogna chiedere il “permesso” mentre i tecnici hanno mano libera per spiare continuamente gli studenti, utilizzando quel dannato RealVNC.
Tralasciando l’impatto che ha quel programma sui nostri Pentium III 1GHz con 128Mb di RAM, con Windows 2000 e due programmi Symantec aperti, viene da chiedersi QUANDO e QUANTO possano questi tecnici permettersi di spiare a destra e a manca. Mai sentito parlare di privacy?
A dirla tutta mi sembra una vergogna che delle persone vengano pagate per spiare la gente con VNC (dato che vengono spiati anche 6-7 computer per volta, una cosa che non sarebbe possibile gestire se chi la compie non facesse esclusivamente quello).
Oltretutto i tecnici non si fanno scrupoli nel caso di immissione di dati personali o sensibili (ricorderete quando videro il numero della mia carta di credito): leggono form, password in chiaro, caselle di posta elettronica, cronologie e quant’altro. Anzi, l’eccessiva lentezza dei computer mi spinge a pensare a volte alla presenza di un keylogger.
Così oggi, mentre stavo lavorando ad un prontuario HTML/CSS da utilizzare alle lezioni di informatica, mi trovo il computer invaso da un tecnico che mi chiude tutte le finestre e si mette a fare una ricerca su Google per testare il sistema di bloccaggio di parole chiave (sì, c’è anche quello).
Quell’icona di VNC è rimasta “nera” fino alla fine dell’ora. Intanto negli altri computer vedevo che i miei compagni di classe – dimostrando ancora una volta una spiccata intelligenza – si erano fatti spiare mentre navigavano su alcuni siti da me suggeriti, e che adesso erano finiti bloccati.
Fortuna che tra tre mesi sono fuori da questo ambiente bambinesco. Si spera, dopo, di essere trattato come un adulto.
